TUMORE DEL COLON

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                IL  CANCRO COLON RETTALE  IN ITALIA :

 

Come e dove inizia un tumore del colon? Cos’è un polipo?

 

Il cancro del colon è uno dei tumori maligni più diffusi nel mondo. Per comprenderne l’origine è però necessario conoscere l’esistenza di un grandissimo numero di lesioni benigne chiamate genericamente polipi. Il polipo nasce come una masserella nella parete intestinale, La maggior parte dei polipi non sono neoplastici, e sono legati al normale invecchiamento dei tessuti; fra questi si distinguono polipi iperplastici, amartomatosi, infiammatori e linfoidi. Vi sono poi dei polipi, chiamati adenomi, che sono legati a una anomala proliferazione del tessuto (neoplastici); questi ultimi è stato dimostrato che, a seconda del loro grado di differenziamento (e quindi di malignità), sono distinguibili in basso grado (benigni) e alto grado, fino a essere considerati già carcinomi in situ (tumori già istologicamente maligni ma non in grado di dare metastasi a distanza).

La cosa interessante è proprio il fatto che il tumore del colon nasca spesso da questi polipi benigni; infatti, si calcola che per passare da un adenoma a un carcinoma, il tumore maligno, possano passare all’incirca 10 anni. Un tempo che permette di fare prevenzione (ovvero di rimuovere il polipo prima che progredisca a tumore maligno).

Per questo, le linee guida internazionali OGGI  raccomandano  sia agli uomini che alle donne di fare la prima colonscopia a 50 anni di età, in modo di trovare ed eliminare tutti i polipi che si sono formati nel tempo, e individuare eventuali tumori ancora allo stadio iniziale. Infatti, la diagnosi precoce permette di effettuare terapie più mirate ed efficaci, che allungano la sopravvivenza e diminuiscono il peso delle cure. Dopo la prima colonscopia, in base alla condizione che il medico troverà, si potrà programmare quelle successive, che, in condizioni ottimali, andranno ripetute ogni 10 anni.

LE    DIMENSIONI DEL   PROBLEMA :

 

INCIDENZA

Sono stimate circa 51.000 nuove diagnosi di tumore del colon-retto nel 2018. Sia tra gli uomini (15% di tutti i nuovi tumori) sia tra le donne (13%) si trova al secondo posto, preceduto rispettivamente dalla prostata e dalla mammella.

MORTALITÀ

Nel 2015 sono stati osservati 18.935 decessi per carcinoma del colon-retto (ISTAT), di cui il 53% negli uomini.

Sopravvivenza a 5 anni

La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 66% per il colon e al 62% per il retto, omogenea tra uomini e donne. Le Regioni meridionali presentano valori inferiori di circa il 5-8% rispetto al Centro-Nord.

Sopravvivenza a 10 anni

La sopravvivenza dopo 10 anni dalla diagnosi risulta leggermente inferiore rispetto a quella a 5 anni, con valori pari al 64% per il colon e al 58% per il retto, omogenea tra uomini e donne.

FATTORI DI RISCHIO

Si riconducono a stili di vita e familiarità. Fattori di rischio sono rappresentati da: consumo di carni rosse e di insaccati, farine e zuccheri raffinati, sovrappeso e ridotta attività

fisica, fumo ed eccesso di alcool. Fattori di protezione sono rappresentati da: consumo di frutta e verdure, carboidrati non raffinati, vitamina D e calcio e dalla somministrazione di antinfiammatori non steroidei per lungo tempo. Ulteriori condizioni di rischio sono

costituite dalla malattia di Crohn e dalla rettocolite ulcerosa. Suscettibilità ereditarie (2-5%) riconducibili a sindromi in cui sono state identificate mutazioni genetiche sono la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sindrome di Lynch.

DIAGNOSI

La diagnosi viene effettuata con pancolonscopia e biopsia per esame istologico. La stadiazione richiede l’esecuzione di TC torace-addome-pelvi. Nei tumori del retto medio- basso è necessaria l’esecuzione di RM pelvica.

TRATTAMENTO

Per i tumori localizzati è indicata chirurgia resettiva. Per i tumori del retto medio-basso localmente avanzati la chirurgia deve esere preceduta da chemio-radioterapia long course pre-operatoria o in casi selezionati da radioterapia short course pre-operatoria. Alla chirurgia fa seguito una chemioterapia adiuvante con una combinazione a base di fluoropirimidina e oxaliplatino nello stadio III o solo fluoropirimidina nello II stadio ad alto rischio di ricaduta. Nei tumori metastatici (stadio IV) per la scelta della terapia è richiesta la caratterizzazione molecolare del pezzo operatorio o biopsia al fine di valutare lo stato mutazionale di RAS (KRAS, NRAS) e BRAF. Il trattamento chemioterapico in questo stadio

prevede l’impiego in sequenza di più linee di chemioterapia che comprendano una doppietta a base di fluoropirimidina e irinotecano o oxaliplatino in combinazione con un farmaco biologico quale cetuximab/panitumumab (per pazienti con il test per RAS wild type) o bevacizumab o aflibercept (solo in seconda linea). È possibile anche l’impiego di una tripletta con i tre antiblastici in combinazione con bevacizumab. Nelle linee avanzate di terapia è possibile un trattamento con farmaci orali quali la trifluoridina/tipiracil o il regorafenib.

Nei pazienti con metastasi epatiche (o polmonari) resecabili o diventate resecabili dopo chemioterapia è indicata la chirurgia.

 

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